mercoledì 20 gennaio 2010

Brutti, sporchi e cattivi

Chieti Calcio

Brutti, sporchi e cattivi

Brutti, sporchi e cattivi. Siamo noi tifosi del Chieti perché così siamo stati definiti da giornali e TV dopo i fatti di Canistro, ma gli stessi organi di stampa hanno omesso di citare e documentare quello che è successo domenica scorsa sulla famosa collinetta dove, accanto ai tifosi Neroverdi, se ne sono tranquillamente accomodati una decina provenienti da Sant’Egidio muniti della loro sciarpa giallorossa d’ordinanza. Tra Chieti e Santegidiese non esiste alcun gemellaggio, ma solo il rispetto ed è lo stesso rispetto che da tifosi chiediamo a chi fa informazione per vocazione e professione.
Siamo brutti? Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace e il nostro incitamento piace. Piace ai giocatori perché è bello sentirsi incitati sempre e ovunque, essere seguiti e spinti dalle urla e dagli applausi, vestire una maglia che è stata di Chiesa, Grosso e Quagliarella e giocare per una società che paga bene e puntualmente i suoi giocatori. Oneri e onori di chi gioca nel Chieti, che ha il dover di essere degno di tutto questo. Vanti e glorie così bisogna guadagnarseli e, con essi, il rispetto di tutti i campi dove il Chieti ha giocato, accompagnato dai suoi tifosi che quel rispetto se lo sono guadagnato e vogliono continuare a farlo.
Siamo sporchi? Ebbene sì. Sappiamo noi quanto fango c’era per accedere alla impalcatura di ferro che ci ha ospitato a Canistro (solo per ricordare l’ultimo campo che ci ha ospitato) e quanto ancora ce n’era sulla collinetta da dove poter vedere la partita…
Siamo cattivi? È la cattiveria di chi è appassionato e generoso, di chi ha cercato il dialogo e la comprensione prima di perdere la testa, di chi è esasperato perché trattato come un criminale in contumacia. Se sgarri sei fuori dallo stadio e questo equivale alla prigionia o – peggio – all’esilio.
C’è però chi è pronto a giurare che siamo belli, puliti (dentro) e davvero buoni, tanto da averli ospitati sulla collinetta e da aver offerto loro persino del vino del quale il forum dei tifosi della Santegidiese dice un gran bene definendolo “speciale”. Dove la trovate una tifoseria così che unisce mentalità, spirito di scampagnata e ospitalità? Ma come avranno fatto gli amici di Sant’Egidio a trovare la nostra specialissima collinetta? Ce lo racconta Stefano che ci ha ringraziato dell’ospitalità ricevuta e ha spiegato come lui e la sua decina di amici hanno trovato quello che è da sempre lo strapuntino naturale dei tifosi teatini. «Mi sono accorto appena arrivati – racconta Stefano – della sorpresa di alcuni di voi nel vederci. La verità è che seguendo le sintesi su TV6 ho notato che nelle partite casalinghe di squalifica vi eravate posizionati su quella collinetta. Ho pensato e successivamente ho riferito agli altri ragazzi durante il viaggio che ci saremmo posizionati lì, sempre se saremmo stati accetti. Pensavo che per raggiungere la collinetta si doveva salire da sotto, dietro la curva ospiti, ma si siamo accorti che non era la strada giusta. Successivamente siamo arrivati alla rotonda vicino al casello autostradale e abbiamo preso la strada in salita prendendo come punto di riferimento la casa in cima alla collina di colore rosa. Poi quando siamo arrivati li alla chiesetta, ci siamo accorti che eravamo vicini,qualche metro più in là erano parcheggiate le vostre automobili e lì siamo arrivati. Vista la vostra bella accoglienza, abbiamo potuto solamente confermare l'idea che avevamo su di voi, quindi massimo rispetto. Nelle due ore passate insieme ci siamo trovati molto bene, ci avete offerto anche da bere quindi possiamo dire che è stato il massimo. Abbiamo parlato anche sul campionato e sul movimento ultras in generale. Rientrare a casa dopo aver fatto questi scambi di pensieri – conclude Stefano – è stata una bellissima cosa. Ribadisco che quando volete passare da noi non c'è nessun problema anzi, vista la nostra buona situazione gastronomica, fare un bel pranzo non fa altro che aumentare in positivo la salute di tutti noi! In bocca al lupo per il campionato».
Stiamo parlando della tifoseria di una squadra che dal Chieti quest’anno le ha prese in casa e fuori, proprio per questo, ma non solo, merita il massimo rispetto. E non perché manifesta rispetto a noi, ma perché sceglie di essere se stessa, di incitare i propri colori senza scimmiottare nessuno e senza immedesimarsi in altre tifoserie solo per il gusto di odiare l’avversario di turno. Quello che è successo domenica dimostra molte cose e non c’è bisogno che ve le elenchiamo perché a noi piace riassumerle così: siamo belli, buoni e anche sporchi, ma solo fuori per tutto il fango che abbiamo nelle scarpe dopo quattro domeniche di fila a porte chiuse, l’ultima delle quali in compagnia degli amici di Sant’Egidio. A chi tenta di dipingerci diversamente diciamo una cosa: brutta cosa l’invidia, ma state pur sicuri che, se necessario, le scarpe ce le sporcheremo ancora per portare ovunque le nostre sciarpe e le nostre bandiere, perfettamente pulite per essere sventolate. E questo – ne siamo sicuri – vi farà molta invidia, ma noi non potremo farci nulla perché noi non abbiamo da invidiare niente a nessuno.
NicolaFabioGraziano

mercoledì 30 dicembre 2009

Ridenominazione Casello A-14: le rose hanno bei boccioli

Tra ieri e oggi, 30 dicembre, si sono materializzate due condizioni essenziali per il cambio di denominazione del casello di P******a Ovest-Chieti in Chieti, Chieti Ovest o Chieti-San Giovanni Teatino.
Ieri, 29 dicembre, il Consiglio Comunale ha approvato l'ordine del giorno con il quale il Consiglio Comunale impegna il Sindaco ad assumere entro breve termine tutte le opportune iniziative istituzionali nei confronti della Società Autostrade, a supporto della richiesta di cambio denominazione del casello autostradale da P******a Ovest-Chieti a CHIETI-P******a Ovest, anche in sinergia con gli altri enti locali insistenti sul territorio interessato.
Oggi, 30 dicembre, il presidente dell'Associazione, Paolo Marcucci (insieme al presidente dell'associazione "Il Muro", Lucio Fusella), ha incontrato Antonello Antonelli, addetto stampa del presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, il quale ha comunicato di aver acquisito tutta la documentazione relativa a una problematica analoga sorta per il casello di Civitanova Marche in modo da preparare la richiesta alla Società Autostrade per il cambio di denominazione del casello dell'A14 situato sul territorio di San Giovanni Teatino in provincia di Chieti. Antonelli ha assicurato che Presidente sta seguendo la questione molto da vicino e per il 4 gennaio prossimo la richiesta sarà pronta, data nella quale il Di Giuseppantonio farà ritorno dalle vacanze, per essere firmata e inviata alla Società Autostrade.
A questo punto, la parola passa alla Società Autostrade la quale potrà eventualmente richiedere anche il parere del Comune di San Giovanni Teatino e riservarsi di lasciare le cose come sono visto che un cambio di denominazione obbliga il Gestore a cambi della segnaletica. In ogni caso, la battaglia è partita ed entro i primi giorni del 2010 Comune e Provincia dovrebbero formalizzare le loro richieste alla Società Autostrade. Così come Chieti Viva ha vigilato sull'avanzamento dell'istanza promossa dall'amico Massimo, continuerà a farlo fino a quando non avremo raggiunto il nostro obiettivo: dare il nome giusto al casello che insiste sul nostro territorio provinciale e a pochi metri dal confine comunale. CHIETI VIVA e muoia la menzogna, perché è durata anche troppo.

martedì 22 dicembre 2009

La qualità della vita

Il Sole 24 Ore posiziona Chieti e la sua provincia al 54mo posto per la qualità di vita con un guadagno di 11 posizioni, seconda in Abruzzo solo a l'Aquila (49mo posto) che ha vissuto e sta ancora vivendo il dramma del terremoto, davanti a Teramo (59mo) e quell'altra roba che ci sta vicino (66mo) e che viene sempre additata come il modello unico con il quale pagare la nostra tassa verso il progresso e l'accesso all'era contemporanea.
E' chiaro che, alla luce di quel che purtroppo accade a l'Aquila, la classifica reale vede Chieti in cima. E' altrettanto chiaro che questa classifica non riguarda solo il Capoluogo, ma l'intero territorio provinciale, ma ha in ogni caso il nostro nome e possiamo andarne orgogliosi, anche chi, come me, non vive a Chieti, ma ne segue le vicende e ne sostiene le ragioni ideali e materiali. Saranno statistiche nel quale ognuno di noi può riconoscersi o meno, ma noi le prendiamo per buone e speriamo che non servano come strumento di propaganda, ma come punto di partenza per migliorare ancora di più perché siamo a metà classifica e una città delle nostre caratteristiche può e deve ambire a fare di più.
La cosa che colpisce è che siamo la provincia con il PIL procapite più alta in Italia. Vuol dire che, statisticamente, siamo quelli che con le nostre due mani producono più ricchezza, anche rispetto a uno della provincia di Treviso. Brilliamo per il numero di laureati con età tra i 25 e 30 anni(6° posto) e anche per percentuali di morte per tumore (3°) questo vuol dire che siamo molto istruiti ed è assai meno probabile di altre parti d'Italia che la nostra vita sia decisa da un male incurabile.
Ci sono molti segni di speranza. Prima di tutto, la natalità (16°), e il fatto che per i minori arrestati (17°), furti in casa (14°), borseggi (24°) e rapine (30°) di altre realtà. Dal punto di vista economico, spicca la vitalità del nostro tessuto imprenditoriale: siamo 12ma provincia per numero di nuove imprese registrate e 11ma per tasso di disoccupazione.
Per altre cose invece siamo indietro, e non poco. Per il tasso di occupazione femminile (70) e preoccupa l'88 posto per i delitti totali inoltre siamo 74 per il tenore di vita totale e per stipendi siamo al 97mo posto, segno che siamo sottopagati e la nostra ricchezza o è in mano a pochi oppure raggiunge altri lidi. Produciamo tanto, ma non ce lo godiamo, anzi... L'aspetto per il quale siamo gli ultimi posti è la 102ma posizione per le associazioni di volontariato. Questo può voler dire due cose: o da noi la famiglia è ancora tanto forte da poter sorreggere e aiutare chi ha bisogno o che in noi c'è scarso spirito altruistico. Io preferisco pensare che sia vera la prima ipotesi. Ad ogni modo, vi invito a vedere tutti i dati e a rifletterci. Potremmo trovare spunti per la nostra azione di associazione.